I cittadini di San Francisco oggi sono chiamati a esprimersi sugli affitti a breve termine ai turisti effettuati tramite il noto portale Airbnb. Il sito per trovare un alloggio nelle case dei privati nato proprio a San Francisco è entrato nel mirino delle autorità per via dell’aumento degli affitti registrato negli ultimi 5 anni.

Secondo i promotori del referendum, ribattezzato Proposition F, l’impennata dei prezzi degli affitti a lungo termine nella metropoli californiana è stata di oltre il 75%. Le autorità locali puntano il dito contro i portali che promuovono gli affitti a breve termine più convenienti per i proprietari e propongono l’approvazione di norme restrittive. Nello specifico i cittadini dovranno votare un referendum che prevede una limitazione degli affitti a breve termine di case e appartamenti a soli 75 giorni all’anno. La legge in vigore attualmente limita gli affitti a breve termine a 90 giorni all’anno quando il proprietario è assente e non pone limitazioni quando il proprietario è presente.

I siti web saranno ritenuti responsabili di ogni violazione delle norme e dovranno impegnarsi a rimuovere tutte le inserzioni che non terranno conto delle nuove limitazioni. In caso di approvazione la normativa renderà inoltre più semplice la denuncia di violazioni da parte dei vicini di casa.

La sharing-economy spaventa il mercato

Airbnb non è la prima azienda a finire nel mirino dei legislatori. In tutto il mondo il decollo della sharing economy, l’economia basata sullo scambio e la condivisione sta suscitando l’opposizione delle associazioni di categoria che lamentano una concorrenza sleale. Ne sa qualcosa il colosso del car sharing Uber che ha dovuto affrontare non poche battaglie in diversi Paesi.

Airbnb sino a oggi era riuscita a non scatenare le ire delle lobby e delle associazioni di settore mantenendo un profilo basso. Ma l’azienda è cresciuta rapidamente negli ultimi mesi e ora ha i riflettori puntati addosso. La scorsa estate tramite il portale Airbnb hanno trovato un alloggio oltre 17 milioni di persone, un giro d’affari che non può certo passare inosservato. L’azienda oggi vale 25 miliardi di dollari.

Airbnb assume ex assistente di Bill Clinton per gestire crisi

Per tutelare i suoi interessi la Airbnb ha investito 8,3 milioni di dollari nella campagna a favore del No tappezzando la città di annunci in cui ricordava quante tasse paga l’azienda e quali servizi pubblici vanno a finanziare i tributi. Anche i proprietari voteranno no per poter trarre un guadagno maggiore dagli affitti a breve termine.

A sostenere il fronte del sì ci sono invece le associazioni degli inquilini che lamentano il calo degli alloggi disponibili per l’affitto a lungo termine nel capoluogo americano e un aumento vertiginoso dei prezzi. Nel frattempo anche altre amministrazioni da New York a Austin valutano misure restrittive contro Airbnb. L’azienda è corsa ai ripari assumendo Chris Lehane, ex assistente di Bill Clinton che aiutò l’ex presidente americano a gestire lo scandalo Lewinsky.