L’area su cui oggi sorge Amsterdam una volta era una palude, e nel luogo dove è sutuata la piazza centrale della città (piazza Dam), nel XIII secolo d. C. si riuniva la Aemstelredamme, la comunità, cioè, dei pescatori e dei marinai.

La nomenclatura di questo gruppo sociale deriva da “Diga sul fiume Amstel” e la città fu ufficialmente fondata nel 1275 quando l’uomo a capo della contea tolse il tributo di pedaggio a tutti coloro che vi risiedevano stabilmente.

Amsterdam si trova quindi su un pantano risanato attraverso i secoli ed i suoi edifici sono vere e proprie palafitte sui canali cittadini.

Questo grande porto olandese, oltre ad essere un fiorente porto commerciale è divenuto anche un luogo di ribadita tolleranza tra varie etnie e condizioni sociali.

Nei primi anni sessanta la città fu anche detta «porto magico d’Europa» poiché qui si sviluppò il movimenti hippy del Vecchio Continente.

I figli dei fiori “alloggiavano” a Vondelpark, coricandosi la sera nei rispettivi sacchi a pelo, vivendo liberamente i precetti della loro filosofia di vita.

Naturalmente Amsterdam non è soltanto disinibizione sociale e culturale, ma certo è che il suo turismo si basa anche molto sui numerosi locali notturni a luci rosse, visto che la prostituzione è stata legalizzata, come le droghe leggere, che, come tutti sanno, possono essere liberamente consumate all’interno dei coffee shop.

Ad ogni modo la tolleranza si espande anche al tessuto sociale, perché Amsterdam è una contaminazione di culture e politiche differenti, di etnie e di orientamento sessuale: sono stati legalizzati anche i matrimoni gay.