Armenia.  Ridotta ad una zolla di terra tra territorio caucasico e quello asiatico, la cui origine del nome – la terra di Hayq – deriva da una storia delle religioni comune che ci fa discendere in linea diretta da un personaggio biblico come Noè, resiste isolata tra la Turchia, artefice del recente genocidio risalente solo agli anni “20, l’Iran, la Georgia, senza neppure uno sbocco al mare.

Quel puntino nell’entroterra stretto tra oriente occidentalizzato ed oriente più integralista, è stato un territorio molto vasto a cui interno si trovava il monte Ararat – ora diventato turco – la cui cima è però tuttora visibile da ogni parte di questo piccolissimo Paese, esteso quanto la regione italiana del Piemonte.

La malinconia che si sprigiona dallo sguardo di questo popolo arabo di conversione cristiana, che resiste pur di non affondare, mentre è diretto verso la cima del monte sacro, racconta quanto le persecuzioni e le umiliazioni subite dalla storia ne abbiano alimentato un profondo misticismo.

Il viaggio che intraprenderemo in Armenia sarà percepito perciò come un cammino di spiritualità, alla ricerca della personale verità intrinseca, celata nei paesaggi silenziosi dove sorgono  i monasteri diroccati, che ora si ergono a mò di torri di controllo e luogo in cui continuare a proteggersi dalle incursioni, da parte del fantasma dei massacri del passato.

Il monastero simbolo della cristianità ortodossa sulla quale si poggia il nazionalismo armeno, sorge nel cuore del Paese, poco distante da paesaggi di archeologia industriale dovuti al dominio sovietico sopportato per gran parte del secolo appena passato.