I viaggi online spopolano a livello mondiale: è quello che emerge da un’indagine di MarkMonitor affidata a Opinum ed effettuata su un campione di 3.257 consumatori di otto paesi, secondo la quale oltre due terzi dei turisti internazionali, il 68%, acquista prodotti turistici esclusivamente via internet. In Italia la cosa è un po’ meno vera: meno della metà dei consumatori nostrani, il 45%, si affida unicamente al web per le proprie vacanze. Un boom che va a braccetto con quello del turismo in generale, settore che, secondo il medesimo studio, ormai vale 2,23 trilioni di dollari a livello globale – più dell’automotive, per intenderci – e che è destinato a crescere a ritmi impressionanti (4% annuo) per il prossimo decennio. Ma non tutto è oro quello che luccica.

Il dato forse più interessante dell’intera indagine è rappresentato dal quel 7% di consumatori che finiscono per rimpiangere amaramente di non aver prenotato la loro vacanza presso i canali tradizionali, dichiarando di aver avuto esperienze negative o perfino profondamente negative. “Il risultato finale non era all’altezza delle aspettative, soprattutto per quanto riguarda l’alloggio, il noleggio auto e i voli“, ha commentato Jerome Sicard, brand protection evangelist di MarkMonitor.

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Cosa peggiore: il 37% degli insoddisfatti ha dichiarato di aver subito il furto dei dati della propria carta di credito. Significativo anche il modo in cui i consumatori delusi reagiscono all’esperienza: il 42% posta una recensione negativa sui social, il 40% cerca di farsi rimborsare e solo il 32% alla fine decide di attivare una procedura formale di reclamo. “Si compra online per tre ragioni principali“, continua Sicard, “la percezione del miglior prezzo, della maggiore scelta e della compravendita veloce“. Ovvero per aver più scelta, spendere meno e far prima. Un’eccellente scelta nella stragrande maggioranza dei casi, ma non in tutti.