Le barriere artificiali sommerse che sono state installate per coadiuvare le operazioni atte alla rimozione della Costa Concordia potrebbero rivelarsi uno strumento valido per aiutare la ricrescita dell’habitat marino nella zona del Giglio. Il sindaco Sergio Ortelli, ha esposto oggi la questione durante il meeting avvenuto oggi all’Acquario di Genova dove si sono riuniti esperti, scienziati e tecnici per confrontarsi sui pro e i contro dell’operazione.

L’appello al Ministero dell’Ambiente lanciato dal sindaco del Comune toscano è finalizzato a non rimuovere le piattaforme realizzate sul fondale dell’isola dal consorzio Titan Micoperi per raddrizzare la nave e rimuoverla. Le strutture starebbero infatti favorendo lo sviluppo di un habitat artificiale nel quale molte specie di pesci trovano riparo e il sito potrebbe diventare una meta per il turismo subacqueo. “Credo che questa barriera artificiale possa favorire il ripopolamento ittico e diventare un volano turistico per riprenderci quella serenità economica che è stata in qualche maniera compromessa in questi ultimi 35 mesi” ha spiegato Ortelli che ha trovato l’appoggio di scienziati, tecnici ed esperti italiani di biologia marina e scienze ambientali. Tra gli altri si è distinto Riccardo Cattaneo Vietti, professore di ecologia dell’università politecnica delle Marche, che ha confermato che “naturalmente va pulito il fondale dal materiale che si può togliere, ma le strutture in acciaio potrebbero benissimo essere lasciate lì e potrebbero diventare una zona di interesse sia scientifico sia anche di turismo subacqueo”.

Ortelli ha inoltre ricordato che “le piattaforme sono di proprietà della Costa Crociere e la rimozione ha un costo alto. Non rimuoverle potrebbe essere interpretato come la concessione di un vantaggio all’azienda, che è il responsabile civile del naufragio”. A supporto della sua tesi il sindaco ha citato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che “ha parlato di una possibile soluzione che consenta il mantenimento delle strutture ma solo a patto che i risparmi accordati, così, all’azienda siano reinvestiti sul territorio”.

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