L’idea che ci si è fatti del Medi Oriente nell’ultimo decennio – insanguinato dalle lotte intestine e dal terrorismo di al Quaida nei paesi di cultura occidentale – hanno aumentato quella separazione ideale che esiste solo nella nostra mente, timorosa di scoprire, invece, quanto una città come Damasco, sia molto vicina a noi, più di quanto pensiamo.

Quando ci si affaccia sul panorama di una città come questa, infatti, un cambiamento repentino illumina le idee pregresse e certamente molto distanti dalla realtà effettiva insita nelle genti e nella cultura della città araba.

La capitale siriana potrebbe ricordarci addirittura Roma o Venezia, se non fosse per il fascino del tutto peculiare  dell’urbanistica o magari perché le strade di Damasco sono molto più pulite, in assoluta coerenza con il proprio credo coranico che spinge la comunità a comportarsi nel bene della cosa pubblica, a differenza del nostro concetto di res pubblica rimasto sepolto dalla polvere dei secoli di storia.

Questo cuore pulsante della Siria di giorno pullula di vita e la sua vitalità attuale è riconoscibile dall’elezione araba del 2008 che ha incoronato la città di Damasco capitale della cultura.

Che San Paolo sia diventato tale per aver rifiutato improvvisamente di perseguitare ancora cristiani, mentre si recava a Damasco proprio per compiere il feroce gesto, è un passo del vangelo che dopo aver visitato la città ci apparirà molto più verosimile.