Frizzante e allegra, spensierata e fresca, ma anche calorosa e accogliente come i suoi vini e il suo popolo, l’Emilia Romagna è una regione dalle tante facce. La grande Pianura Padana ha saputo coltivare nel tempo qualità e avanguardia, sviluppando eccellenze che hanno permesso a questa terra di farsi conoscere in tutto il mondo. Non a caso dunque il Grana Padano DOP, prodotto nella zona di confine con il territorio lombardo, è il formaggio italiano più esportato al mondo.

Ricca di sapore, la cucina emiliano-romagnola è legata al diffuso allevamento di bovini e a un’agricoltura fiorente. Quest’anima totalmente connessa con il territorio si esprime in tutta la sua pienezza nell’ampissimo panorama gastronomico della regione, molto differenziato di provincia in provincia.

Se le bellezze culturali e storiche mettono tutti d’accordo, le ricette della tradizione culinaria regionale invece spesso creano rumorose diatribe: dalle tecniche di realizzazione agli ingredienti che variano, anche solo in minima parte, a seconda della città più vicina. Per questo, un percorso enogastronomico all’interno di questo territorio, troverà eccellenze e contrasti, battaglie culinarie mai sopite, ma sempre di grande fascino.

La pasta ripiena, declinata in tutte le sue varianti, dagli anolini piacentini ai tortelloni, dai tortellini bolognesi ai cappelletti romagnoli, accende confronti sulla forma e sul ripieno, tra i più tradizionalisti e i più innovatori, trovando punto di incontro unicamente sull’indiscussa bontà di ogni piatto.

Così il Grana Padano DOP da ingrediente primario di ricette di tradizione romagnola come i passatelli in brodo, può diventare crema di accompagnamento in una rivisitazione del passatello asciutto.

Tra gli itinerari gastronomici della regione, alla scoperta delle prelibatezze del territorio e delle produzioni ricercate, rientra sicuramente, soprattutto nella stagione primaverile e in quella autunnale, la zona di Piacenza e dintorni. Questa terra sospesa tra pianura e collina offre prati sconfinati dedicati all’allevamento di bovini alternati a piccole cittadine, borghi storici, frutteti, vigne e coltivazioni.

Le specialità gastronomiche sono infatti spesso espressione di remote tradizioni di cultura contadina, la lavorazione del maiale ad esempio, da cui scaturisce tutta la produzione di egregi salumi, come salame, coppa e pancetta, ma anche la produzione di formaggi e in particolare del Grana Padano, oggi principe di molte ricette della tradizione, in cui viene impiegato i maniera assai differente a seconda dei gradi di stagionatura. Così, il Grana Padano più fresco servito a scaglie con l’aperitivo, diventa, nei locali più gourmet, una chips se grattugiato e reso croccante in forno.

A monte della produzione del Grana Padano DOP non bisogna inoltre tralasciare l’importanza  fondamentale della filiera produttiva che ha origine in uno studio approfondito sui seminativi che produrranno il mangime principale dei bovini allevati in queste zone da cui verrà poi ricavato latte destinato a diventare Grana Padano. Per questo, ogni boccone di Grana Padano Dop, con il suo sapore morbido, ma deciso sarà un assaggio del territorio stesso che lo ha curato fin dalla nascita.

Questa terra fa parlare di sé non solo a tavola, impregnata di cultura e di storia, è infatti nota anche per i suoi personaggi famosi che qui hanno trascorso periodi della propria vita, nelle grandi città, così come nei piccoli borghi di provincia. È il caso del paesino di Sant’Agata, piccola frazione di Villanova sull’Arda, nella campagna piacentina, dove Giuseppe Verdi soggiornò per lungo tempo e dove, ancora oggi, se ne può trovare traccia in ogni racconto popolare.

Piccoli paesi e borghi di campagna attorno ai quali si concentra la maggiore produzione emiliana di Grana Padano, sono anche Vigoleno, un vero e proprio villaggio fortificato, oggi riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia e Castell’Arquato, anch’esso borgo medievale, sorto sulle rive del torrente Arda.