L’isola di Ischia che da sempre non è soltanto un luogo di villeggiatura ma anche un centro di wellness accreditato a livello europeo per le sue fonti termali, nel XIX secolo accolse anche il pittore tedesco Arnold Böcklin, che vi soggiornò per sottoporsi ad alcune terapie prescrittegli per la cura dei reumatismi, ma che lo ispirò anche per il quadro L’isola dei morti, uno dei capolavori dell’arte simbolista.«Die Toteninsel», il suo titolo in lingua tedesca, prende spunto dallo scenario naturale dell’isola campana che richiama le atmosfere magiche della mitologia greco-romana.

Nonostante in una lettera scritta dal pittore a sua moglie, alcuni contenuti portino a pensare che Böcklin si annoiasse molto, Ischia deve aver impressionato profondamente la sua immaginazione.

E c’è da ammettere che, come si apprende da uno stralcio della missiva, il fatto che il pittore abbia comunicato a sua moglie di non divertirsi affatto, non riesca proprio a convincere chi ha visitato Ischia:

Non è facile raccontarti come trascorro le giornate, come ammazzo il tempo. Mi alzo alle 5 e vado allo stabilimento termale. Là aspettano già venti persone, quasi tutte vecchie con grucce, e parlano una lingua per me incomprensibile. Prendo un caffè nero e aspetto quasi un’ora per entrare nel bagno. Nella vasca, che per me è troppo piccola, mi annoio a morte e guardo sempre l’orologio alla parete per vedere se la mezzora è trascorsa.

Non la pensa così chi, a qualunque ora del giorno, prende uno dei traghetti che salpano dal molo Beverello di Napoli, diretti a Ischia.