Un boom del turismo senza precedenti che rischia di danneggiare uno dei principali operatori del settore. Sembrerebbe un controsenso, eppure è quanto potrebbe presto accadere in Islanda, dove l’afflusso di turisti è crescito del 29% in un solo anno: questa settimana, il Parlamento dovrebbe approvare una legge che costringa chi mette in affitto la propria casa su Airbnb a un limite di 90 giorni all’anno di servizio, prima di dover pagare una salata tassa governativa sulle attività produttive.

Dopo la recessione del 2008, che ha duramente colpito l’isola atlantica, devastandone il fiorente settore bancario, il turismo è diventato una risorsa fondamentale per l’Islanda: se nel 2010 rappresentava il 18% del valore dell’export, ora la percentuale è pari al 34%. Un numero sempre maggiore di persone in tutto il mondo ha iniziato a essere attratto dalle formidabili bellezze naturali dell’isola, anche sull’onda della popolarità di uno show come Il Trono di Spade (girato in parte proprio qui), e i privati cittadini islandesi hanno fiutato l’affare. Per dire, il numero di appartamenti disponibili su Airbnb in Islanda è passato da 1.700 a 3.903 nel giro di un anno, tra il 2014 e il 2015, periodo nel quale gli ospiti sono aumentati del 156%.

Ma un boom troppo rapido può avere anche delle conseguenze negative. Il paese nordico, infatti, non era preparato a una simile invasione di turisti, le infrastrutture non sono adeguate e la disparità numerica tra abitanti, circa 330mila, e turisti, 1,6 milioni nel 2015, crea difficoltà facilmente immaginabili nei residenti. Per esempio, la mancanza di bagni pubblici ha talvolta condotto a situazioni imbarazzanti, anche e soprattutto in luoghi celebri come la cascata Gullfoss o il Parco Nazionale di Thingvellir, e i media locali hanno iniziato a notare un processo di “disneyzzazione” del centro cittadino della capitale, con la comparsa di innumerevoli attività commerciali che richiamano alla mitologia vichinga.

E così, il governo di Reykjavik si trova costretto a tentare di riprendere il controllo della situazione. In aprile, la Corte Suprema ha deliberato che si può affittare un appartamento su Airbnb solo con il consenso del resto del condominio, e alcune amministrazioni locali hanno già imposto limitazioni ai siti che propongono affitti a breve termine. E ora è il turno della sopraccitata legge anti-Airbnb. Tuttavia, secondo la direttrice dell’Icelandic Tourist Board, Olof Yff Atladottir, non si tratta di una mossa per danneggiare il portale, dal momento che molti turisti lo preferiscono agli hotel tradizionali, ma solo un modo per “costringerlo a seguire delle regole”.