L’isola di Kos offre uno scenario meraviglioso a tutti i turisti che vi si affacciano. Le sue acque sono infatti cristalline e la gente dell’isola e tra le più affabili della Grecia e d’Europa. Un soggiorno a Kos non può che risultare indimenticabile per tutti coloro che vi si recano, sia giovani che di mezza età.

Sull’isola c’è l’importante centro archeologico di  l’Asclepeion, tempio dedicato a Asclepio, divinità protettrice della medicina. Il Platano di Ippocrate, l’albero più antico del mondo dove il  medico greco si attardava nei suoi studi. L’albero è un vero e proprio luogo mistico di pellegrinaggio per gli studenti in medicina che vedono Ippocrate un faro nella loro futura professione.

Sul porto di erige il castello dei cavalieri ospitalieri, l’ordine mendicante che dopo la caduta di Acri, ultimo regno cristiano in Terra Santa, scelsero il Dodecaneso come loro quartier generale, prima che questo fosse conquistato dalle truppe turche di Solimano il Magnifico che costrinsero i cavalieri a rifugiarsi a Malta e ad abbandonare Rodi e tutto il Dodecaneso, compresa quindi l’isola di Kos.

Per gli amanti dei fondali c’è solo l’imbarazzo della scelta su dove immergersi. Le spiagge del Nord dell’isola sono più soggette ai forti venti, e hanno un mare generalmente mosso anche se con fondali cristallini e stupendi dove fare foto. Le spiagge del Sud attirano di più i turisti che amano prendere la tintarella e giocare in acqua. Li infatti il vento e calmo e il mare sempre tranquillo, ma i fondali non sono assolutamente uguali a quelli del Nord.

Tra le città di Tra Kardamena e Coo ci sono le Thermes, delle piscine naturali di acqua caldissima e sulfurea dove potersi rilassare e passare una piacevolissima giornata.

Nel 1912 l’isola, come tutto il Dodecaneso, fu conquistato dalle truppe italiane, che a seguito del terremoto del 1933 che devastò l’intera isola, iniziarono una ricostruzione seguendo lo stile delle architetture fasciste. Gli architetti Rodolfo Petracco e Florestano Di Fauso furono molto attivi nell’isola e costruirono tutti gli edifici amministrativi in modo da ricordare la dominazione italiana.

A cura di Christian Vannozzi

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