C’è un nuovo modo di viaggiare e andare in vacanza che si sta affermando nel mondo: è il “Living like a local”, vivi come fossi un cittadino del luogo che stai visitando. La figura del turista, perso tra un souvernir e l’altro, con gli occhi bassi sulla mappa della città sta scomparendo per fare posto ad un modo di vivere il viaggio più umano, attento a godere delle piccole cose, dei dettagli di una città, degli incontri.

La crisi economica e il diffondersi dei social network sta favorendo una sorta di “socializzazione” del viaggio che va oltre la condivisione di uno scatto su Instagram ma che punta ad esplorare una destinazione insieme alle persone, immergendosi nella vita (non solo notturna) di un Paese attraverso l’uso del baratto, dello scambio di beni e servizi. E’ il nascere di una nuova economia, la sharing economy, che punta al riuso: in Usa il 52% ha scambiato o prestato beni, in Inghilterra il 64% mentre in Italia il 13% della popolazione ha usato almeno una volta un servizio di sharing.

Siamo solo all’inizio: secondo il rapporto Duepuntozero DOXA c’è un altro 10% che è interessato mentre il 59% ha già sentito l’esistenza di questo fenomeno. Dal 2011 ad oggi i numeri nell’ambito turistico, dei trasporti, dell’energia, dell’alimentazione e del design sono triplicati.

Tra crowding (crowdsourcing+crowdfunding), piattaforme di scambio e condivisione, esperienze di autorproduzione, sono già centinaia le piattaforme esistenti che consentono di condividere casa, una partita di calcio, un passaggio con l’auto oppure degli oggetti.

Il turismo classico, per come lo abbiamo conosciuto, è forse in una fase di declino. L’utilizzo di un mix delle guide turistiche più note e di Tripadvisor per costruire itinerari fa già parte del passato. La pratica di andare su Google e poi prenotare è sempre valida ma si sta arricchendo di nuovi passi, precedenti e successivi alla visita: si condividono mappe e piani di viaggio sui social media o su servizi come TripIt e poi si va alla ricerca dei tesori nascosti.

Le abitudini dei consumatori, che hanno esigenze sempre più particolari, stanno trasformando il mercato. Per questa caccia alle meraviglie di un territorio è fondamentale che il viaggiatore possa incontrare la popolazione locale in modo da scambiarsi esperienze, informazioni, consigli, poiché solo chi ama il luogo in cui vive è capace di raccontarlo ed è in grado di accogliere un turista al meglio.

Ci sono diversi modi per scovare questi testimonial: usare piattaforme come Angels for travellers oppure prendere casa in affitto per brevi periodi da un proprietario, magari condividendo con lui la proprietà oppure alcuni servizi per risparmiare sulle spese.

A discapito degli alberghi sono sempre più i turisti, anche italiani, che scelgono l’appartamento come soluzione per il soggiorno perchè si risparmia: secondo il Trivago Hotel Price Index, a Milano, nel 2011, i prezzi degli alberghi sono aumentati del 24% rispetto al 2010 con una media di 149 euro a notte per una camera doppia, una cifra che risulta spesso più alta dell’affitto di un appartamento.

Oltre la convenienza, per i turisti è anche importante trovare qualcuno che si prenda cura del loro soggiorno, a partire dall’alloggio. Secondo Halldis, primo operatore italiano nell’affitto di appartamenti chiavi in mano per manager e turisti con 1300 alloggi in Italia ed Europa, sono sempre più gli utenti che preferiscono una sistemazione che non sia condivisa ma che rappresenti una casa propria, un trend che può sembrare in contrasto con quello dell’economia collaborativa ma che nasconde invece la volontà di vivere una località in maniera piena e nella massima comodità.

Questa tendenza sta nascendo anche in mete dell’Italia e dell’Europa meno note e “turistiche” come Cadore e Perarolo che lo stesso Halldis intende promuovere anche con offerte e servizi che promuovano una vacanza di qualità che includa le eccellenze dei territori, conciliando il desiderio di una casa da sogno e la voglia di scoperta con il portafoglio.