714 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia: questa la situazione ben poco allegra fotografata da Beach Litter, l’ultimo rapporto circa lo stato di salute delle spiagge italiane di Legambiente, che ha monitorato 47 tratti di costa per un totale di 106mila metri quadrati, rinvenendo la bellezza di oltre 33mila rifiuti abbandonati, di cui il 76% in plastica, per cui non biodegradabile.

Tra le spiagge più sporche d’Italia meritano una menzione particolare quella di Coccia di Morto a Fiumicino, in provincia di Roma: posta in prossimità della foce del Tevere, e proprio a causa dei detriti proveniente dal fiume, questa spiaggia è invasa da oltre 5.500 rifiuti in 100 metri, di cui due terzi imputabili alla cattiva depurazione (quasi 3.800 sono cotton fioc usati). Disastrosa la situazione anche per ciò che riguarda la spiaggia di Olivella, a Santa Flavia, vicino a Palermo: qui i rifiuti rinvenuti in 100 metri sono stati 1.252.

Anche quest’anno, cita il rapporto di Legambiente, “regina indiscussa rimane la plastica: il 76,3% degli oggetti trovati è infatti di plastica, seguita da mozziconi di sigarette (7,9%), rifiuti di carta (5,5%), metallo (3,6%), vetro/ceramica (3,4%), legno (1,3%), rifiuti tessili (1,2%) e gomma (0,8%)“. Per quanto riguarda il tipo di oggetti rinvenuti, la fanno da padrone quelli di piccole dimensioni: pezzi di plastica e polistirolo (22,3%), cotton fioc (13,2%) e mozziconi di sigaretta (7,9%), a seguire tappi, coperchi, posate usa e getta, bottiglie. “Rifiuti che fanno male all’ambiente, alla fauna, all’economia e al turismo“, si legge nel comunicato stampa. “Tartarughe marine, uccelli e mammiferi marini possono restare intrappolati nelle reti da pesca e negli attrezzi di cattura professionale oppure morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti (in particolare buste di plastica) scambiati per cibo“.

Il problema dei rifiuti spiaggiati e di quelli in mare rappresenta la punta dell’iceberg: circa il 70% dei rifiuti che entra a contatto con l’ecosistema marino affonda e solo il 15% resta in superficie“, ha commentato Rossella Muroni, presidente di Legambiente. “Per questo è urgente mettere in programma azioni per la progressiva riduzione dei rifiuti in mare e nella fascia costiera come previsto dalla direttiva Ue Marine Strategy, che in Italia non sono ancora state messe in campo“.

In occasione della presentazione del rapporto Beach Litter, Legambiente ha voluto mettere in evidenza altri due numeri significativi. Ogni anno, infatti, sono 412 i milioni di euro che i paesi dell’Unione Europea sono costretti a spendere per pulire tutte le spiagge all’interno dei loro confini, mentre l’impatto negativo dei rifiuti sul settore della pesca è quantificabile in oltre 60 milioni di euro.