Si nomina la Lombardia e subito si pensa alle industrie, alla finanza, alle autostrade e agli aeroporti; eppure, la regione centrale del nord Italia è molto più della striscia urbanizzata che corre da Torino a Verona e che ha il suo centro nella Milano dei grattacieli e degli uffici.

La Lombardia, dalle Alpi alla valle del Po, comprende strette valli di montagna e larghe e placide risaie, centri storici e industriali, regioni agricole e valichi montani: nella sua parte meridionale, il terreno fertile intorno al Po e ai suoi affluenti ha reso possibili estese coltivazioni di riso e mais, i cui prodotti hanno a loro volta permesso lo sviluppo degli allevamenti e dell’arte casearia. A dirla tutta, la pianura lombarda, nella zona che va da Lodi a Codogno, è la terra di origine di tutti i formaggi grana oggi esistenti: il loro antenato comune era il Granone Lodigiano, stagionato fino a quattro anni e identificato da una caratteristica goccia all’interno delle “occhiature”.

Da molti anni il Granone Lodigiano non esiste più, a causa del cambiamento delle tecniche agricole e del foraggio per le mandrie; ma il suo posto è stato preso con successo dal Grana Padano, che nella pianura del Po e nel foraggio di mais ha le sue caratteristiche di produzione ideali. La terra del Grana Padano si estende dal Po alle Prealpi: per farsi un’idea della varietà di paesaggi che comprende, il punto di osservazione ideale è a Bergamo.

Qui si sale in alto: prima con la funicolare o passando dalle porte della città, poi con l’ascensore e le scale che portano in cima al “Campanone”, torre civica della città dal dodicesimo secolo. Il panorama comprende verso nord le Alpi Orobie e la Val Brembana, patria del Taleggio dalla buccia rossastra; verso sud, la pianura che ospita i fiumi Adda, Serio e Oglio.

Proprio sulle sponde dell’Oglio nascono molte delle forme lombarde di Grana Padano DOP; il suggerimento è di abbinarne un assaggio a un calice di Franciacorta Brut, prodotto nell’omonima e vicina regione a sud del Lago d’Iseo. Il nome Franciacorta è dovuto alla presenza nell’alto medioevo di “corti franche” esenti dal pagamento di imposte; ma per chi preferisce periodi più remoti, le rovine romane della città di Brescia distano pochi chilometri.

Si possono quindi seguire le strade del Grana Padano lungo le sponde e i canali del fiume Mella; oppure proseguire fino al Lago di Garda. La cittadella fortificata di Peschiera (è già in Veneto) segna il confine con il Veneto e il punto in cui il lago torna fiume, tramutandosi nel Mincio: i suoi argini, racchiusi fra le colline e i prati di un parco regionale, sono percorsi da una lunga pista ciclabile, che consente di godere lentamente delle ville, dei ponti e delle fortificazioni volute dai Gonzaga nei molti borghi che costeggiano il fiume. L’arrivo a Mantova è preceduto dall’incontro con i tre laghi artificiali che circondano la città: furono costruiti al termine del medioevo per arginare la forza del Mincio e consentire lo sviluppo della città. Imperdibili sono il rinascimentale Palazzo Te, residenza estiva dei Gonzaga; il Palazzo Ducale, decorato con gli affreschi di Mantegna e del Perugino; e una specialità come i tortelli di zucca, dalle note dolci e amare, che si gustano al meglio con un condimento semplice di burro e Grana Padano.

Il Po è poco distante: a dividerlo dalla città c’è solo Borgo Virgilio, paese dedicato al noto poeta imperiale romano. Risalendo il corso del lungo fiume si sfiora la campagna piacentina e si raggiunge Cremona, nota tanto per il torrone quanto per la mostarda. Quest’ultima viene tradizionalmente usata come accompagnamento di carni e formaggi: nel caso del Grana Padano, prodotto anche nelle campagne che circondano la città, è consigliabile sceglierne una versione molto dolce e non troppo piccante.

Un passo oltre il Po porta nell’Oltrepò Pavese, rinomato per il Bonarda e il Buttafuoco, il Pinot Grigio e Nero; il Ticino conduce invece a Pavia. Con il suo Ponte Coperto, i resti delle torri medievali e la Certosa rinascimentale, la città romana apre la strada verso Milano: risalendo il Naviglio Pavese si osserva lo scorrere delle risaie e degli aironi, delle prime periferie e del sorgere dei grattacieli. Ci si prepara al ritorno in città: una realtà urbana povera di colture e allevamenti, ma in grado di ospitare nelle sue botteghe le specialità di tutta la regione.