Di solito si giunge a Lombok dopo aver soggiornato nella vicina Bali e si è ancora inebriati dalle sue paradisiache atmosfere.

Ma l’isola di Lombok è altrettanto seducente e offre lo spettacolo di ambienti naturali contrastanti: spiagge solitarie, giungle impenetrabili e steppe semidesertiche.In questa terra, che è un vero puzzle di lingue, etnie e religioni, le attrattive sono davvero tante; ad esempio il quartiere portuale di Ampenam, dove le botteghe dei commercianti arabi convivono con quelle degli artigiani cinesi; il tempio di Lingsar che raccoglie la doppia anima di Lombok, islamica e indù; il babelico vociare nel grande mercato di Cakranegara; ma anche le tante feste e le danze che le diverse fedi religiose dedicano alla comunità.

Ma in virtù del fenomeno descritto come “Linea Fallace”, che divide il territorio in due zone, è anche un’isola di grandi contrasti climatici, con i villaggi spesso concentrati nella fertile fascia centrale, il terreno accidentato e i paesaggi aridi e le spiagge di Kuta nel sud, le piogge, le foreste tropicali e i fiumi che nel nord scendono dai pendii del vulcano Rinjani.

La Lombok dei paesaggi lussureggianti si trova però anche ad ovest, davanti allo Stretto, dove è situato un incredibile muro corallino con uno strapiombo di 800 metri; sulla costa nord, dove, dal vecchio porto di Ampenan fino a Pemenang e Tanjung, villaggi e palmeti si alternano lungo le belle spiagge del mar di Flores; a nord-ovest, sulla punta di Senggigi, dove si trovano gli arenili più incantevoli dell’intera isola e il turismo comincia a muovere con discrezione i suoi primi passi.

Affacciato sulla tranquilla baia di Bangsal sorge il piccolo arcipelago che comprende le tre isole coralline di Air, Meno e Trawangan in cui l’uomo bianco, fenomeno raro da quelle parti, è oggetto degli antichi e ancor vivi rituali dell’ospitalità.