Secondo alcuni dati forniti da Goletta verde di Legambiente, il mare italiano è piuttosto inquinato. Almeno un pezzo di mare ogni 54 chilometri costituirebbe un punto inquinato e la causa di ciò, nella maggior parte dei casi, sarebbe da addebitare alla depurazione delle acque che non funziona affatto come dovrebbe.

Questo sarebbe stato il risultato del monitoraggio di 265 punti di mare italiano (ossia un punto ogni 28 chilometri di costa). Di questi il 52 per cento avrebbe presentato un forte inquinamento e l’88 per cento delle situazioni più critiche si sarebbe registrato in corrispondenza di canali, foci, fossi o scarichi situati nei pressi della costa.

Per quanto riguarda i parametri di controllo, questi ultimi sono tutti legati a criteri microbiologici: viene dunque considerato inquinato il campione marino che supera i limiti previsti dalla legge sulle acque di balneazione vigenti (il dlgs 116 del 2008 e il decreto del Ministero della Salute del 30 marzo 2010).

Il punto dolente, come preannunciato, sembra essere rappresentato proprio dai sistemi di depurazione, i cui malfunzionamenti genererebbero poi i principali episodi di inquinamento del mare italiano (e non solo del mare ma del territorio in generale). Nonostante siano trascorsi undici anni dalle scadenze previste dalla direttiva dell’Unione europea sulla depurazione, l’Italia presenterebbe ancora gravi carenze in tal senso e almeno il 25 per cento della popolazione non sarebbe coperta da un servizio di depurazione che possa essere considerato adeguato. Una situazione che all’Italia è già costata condanne per infrazione e che a partire da quest’anno costerà a tutti 480 milioni di euro all’anno, che dovranno essere pagati finché la situazione non migliorerà.