Per certi versi, l’Italia ha inizio in Piemonte. Qui passano molte delle strade che conducono all’Europa, qui ha avuto sede il primo governo italiano; ma soprattutto, qui terminano le Alpi e ha inizio la Pianura Padana, che allungandosi fino al Mar Adriatico regala all’Italia la sua più ampia area agricola e industriale.

Anche molte specialità gastronomiche, oggi apprezzate in tutto in Paese, hanno avuto origine in Piemonte: Torino, poco dopo essere stata nominata prima capitale del regno, divenne la più famosa patria del gianduiotto. Tradizionali sono anche il dolce bonet di amaretti e cacao, i vigneti di Barolo e Nebbiolo, la bagna cauda e la finanziera; e il Grana Padano, che qui trova il suo ambiente naturale nelle prime valli bagnate da Po e grazie alle ampie coltivazioni di mais che forniscono un foraggio ottimale. Nel capoluogo, dopo aver ammirato il panorama dalla Mole Antonelliana, il Grana Padano si acquista al mercato tradizionale di Porta Palazzo o nel moderno supermercato di Eataly, che nel 2007 ha scelto Torino per aprire il suo primo punto vendita. Ma per cercare le origini del Grana Padano in Piemonte è necessario risalire lungo il fiume, fin quasi alla sua sorgente.

Svolgendosi al contrario, il Po abbandona i suoi affluenti e si restringe fra le rive; lascia la ghiaia delle anse pianeggianti per i larici e i faggi dei boschi più alti. È poco più di un torrente quando arriva a Saluzzo, il primo grande centro abitato sul suo percorso. La città è stata a lungo un fiero comune indipendente: la massiccia Torre Civica del quindicesimo secolo ricorda l’ultimo periodo felice del suo marchesato.

Pochi chilometri verso sud si è di nuovo in campagna, in un ambiente che raccoglie le molte acque delle montagne e dei ghiacciai: la valle scavata dal torrente Grana è la patria del formaggio stagionato ed erborinato Castelmagno, che deve il suo nome al comune di origine, composto in realtà di piccole frazioni montane. Proseguendo la sua corsa, il torrente confluisce nel Maira: la valle si addolcisce e diventa il territorio ideale per la produzione del Grana Padano piemontese. Grazie al latte degli allevamenti di collina, ai forti aromi del formaggio di montagna si sostituiscono i dolci profumi della panna e del burro, racchiusi dalla crosta dorata di forme stagionate in media quattordici o quindici mesi. A Genola, sulle sponde del torrente Grana, si producono ogni anno circa ventitremila forme, tutte con il latte di allevamenti distanti non più di trenta chilometri.

La stessa distanza separa il paese dalla città di Cuneo, capoluogo della più estesa provincia piemontese. La città era storicamente racchiusa nella confluenza fra i torrenti Stura e Gesso: ma il territorio sotto la sua giurisdizione si allarga dalle Alpi Occidentali, compresa la sorgente del Po, fino alle basse cime delle Langhe. Insieme alle zone di Roero e Monferrato, nel 2014 la regione collinosa e vitivinicola è stata nominata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, in quanto “paesaggio culturale”, ovvero risultato combinato dell’azione umana e naturale: le terre alte e fertili delle Langhe sono note per dare origine a vigneti pregiati, a nocciole di alta qualità, a profumatissimi tartufi d’autunno.