Le nostre estati sul mare Adriatico sono sempre «condite» da gite improvvisate verso dintorni più o meno distanti! E’ il caso di Sarajevo che non era certo nei dintorni, ma tanta era la voglia di visitarlo che abbiamo preso il traghetto in notturna e, dopo circa 8 ore, siamo arrivati a Spalato. Bella sfacchinata poi in autobus fino a destinazione (anche se abbiamo potuto ammirare dei paesaggi superlativi), ma appena arrivati ci siamo detti che ne era valsa proprio la pena.
Sarajevo è veramente una città particolare: triste e meravigliosa allo stesso tempo. Triste perchè ci sono quasi ovunque i segni della guerra: fori sui muri, case e chiese distrutte; meravigliosa perchè colpisce la serenità tra gli abitanti che finalmente aleggia nell’aria.
Il centro storico è caratterizzato da stradine strette e acciottolate, con meravigliosi angoli di verde, ma ciò che più colpisce sono le chiese di religione diversa (ortodosse, cattoliche, islamiche) posizionate a poche centinaia di metri l’una dall’altra. Sarajevo è infatti una delle rare città al mondo che ha nel suo centro quattro luoghi di preghiera.
Siamo andati poi a visitare il Museo del Tunnel di Sarajevo, un luogo incredibile costruito in una normalissima casa di famiglia sotto la quale è stato scavato un passaggio sotterraneo che salvò la vita a molti abitanti durante i 3 anni di blocco militare. Splendida anche la fontana Sebilj, simbolo della città: risale al 1890 circa e assomiglia vagamente ad un gazebo: di giorno potrebbe anche passare inosservata, ma la sera si illumina di una luce calda che regala alla piazza che la ospita un fascino incredibile.
Abbiamo poi passeggiato a Saraci, una delle strade più antiche della città: qui si trovano negozi di souvenir, di artigianato e vari monumenti tra cui la Torre dell’orologio e la moschea Gazi-Husrevbey.
Tante altre cose avremmo potuto vedere a Sarajevo, ma quel poco è bastato per lasciarci un emozionante ricordo nel cuore.