Le spiagge italiane sono invase dalla plastica, una tipologia di inquinamento che ha gravi ripercussioni sulla sicurezza della catena alimentare e sulla fauna marina. A rivelarlo sono i risultati di un recente studio curato da Legambiente e Novamont nell’ambito del progetto Spiagge e Fondali puliti – Clean up the Med.

Il report Beach litter documenta il tasso d’inquinamento di 54 spiagge del Mediterraneo. L’analisi ha rivelato che nelle 29 spiagge italiane prese in esame i rifiuti di plastica costituiscono l’80% della spazzatura rinvenuta. Nelle altre spiagge del Mediterraneo prese in esame il tasso di plastica è del 52%.

Le spiagge italiane ripulite dai rifiuti dai volontari sono situate nei comuni di Ortona, Pisticci (Mt), Policoro (Mt), Pozzuoli (Na), Pontecagnano (Sa), Eboli (Sa), Trieste, Anzio (Rm), Fiumicino (Rm), Genova, San Benedetto del Tronto (Ap), Fermo, Porto Sant’Elpidio (Ap), Ancona, Polignano a Mare (Ba), Brindisi, Ginosa (Ta), Trappeto (Pa), Pachino (Sr), Noto (Sr), Portopalo di Capopassero (Sr), Ragusa, Vittoria (Rg), Pisa, Orbetello (Gr) ed Eraclea (Ve).

Sulle spiagge italiane sono stati rinvenuti ben 22.114 rifiuti, pari a 17 rifiuti ogni 100 metri quadrati, a fronte dei 14 rifiuti ogni 100 metri quadrati ritrovati mediamente sulle spiagge degli altri Paesi del Mediterraneo. Le spiagge più pulite sono quelle spagnole, portoghesi e greche dove sono stati rinvenuti solo dai 2 ai 4 rifiuti ogni 100 metri quadrati. Le spiagge più sporche sono quelle turche, con 33 rifiuti ogni 100 mq, quelle dell’Algeria, a quota 28 rifiuti, e i lidi croati con 21 rifiuti ogni 100 mq.

Tra i rifiuti più comuni recuperati sulle 54 spiagge del Mediterraneo analizzate figurano le bottiglie di plastica, i secchi, le posate usa e getta, i mozziconi di sigarette, i preservativi e gli assorbenti. Presenti anche rifiuti industriali:

Nella spiaggia di Eboli presso l’Area protetta dunale di Legambiente, il 25% dei rifiuti trovati è costituito da resti plastici formati in prevalenza da seminiere in polistirolo espanso, provenienti dalle produzioni agricole della zona, denuncia l’associazione. A Trieste, invece, in un transetto della spiaggia di Canovella de’ Zoppoli, il 44% dei rifiuti rinvenuti sono reti per mitili, non a caso proprio di fronte alla spiaggia ci sono i filari di allevamenti di cozze.

Un dato positivo si registra invece sui sacchetti di plastica, grazie alla messa al bando che ha ridotto la percentuale al 2% del totale in Italia, a fronte del 7% rinvenuto sulle spiagge degli altri Paesi mediterranei.

Legambiente: rifiuti rinvenuti su spiagge italiane sono solo punta di iceberg

Secondo l’associazione il 70% del marine litter affonda, mentre solo il 15% affiora in superficie. I rifiuti rinvenuti sono dunque solo la punta di un iceberg. Alla luce di questi dati, Legambiente invoca impianti di depurazione più efficienti e un maggior impegno di cittadini e istituzioni per mantenere pulite le spiagge e le acque, una fonte preziosa di ricchezza per le località costiere fondate su pesca e turismo.

L’associazione ambientalista ha pubblicato la mappa interattiva dei rifiuti per permettere ai cittadini di controllare il livello di inquinamento spiaggia per spiaggia. La mappa è disponibile all’indirizzo www.legambiente.it/beachlitter.