Il nome Tahiti evoca fiori fra i capelli e note acute dell’ukulele, eppure tutti i viaggiatori le dedicano solo il ritaglio di una notte, magari passata in un hotel vicino all’aeroporto in attesa di ripartire al più presto per altre isole. Tahiti non ha lunghe spiagge bianche, è vero, ma quelle non mancheranno durante il resto della vacanza. Qui, invece, come in nessun altro lugo è possibile comprendere la cultura di questo angolo di oceano Pacifico, mescolanza unica tra l’antica e orgogliosa tradizione polinesiana, la forte influenza francese e il fascino dell’Estremo Oriente. La sua anima multiculturale si materializza ogni sera nei profumi che vengono dalla piazza di fronte al porto turistico della capitale Papeete.

Al tramonto questo spazio di Tahiti si anima di locali attratti dalle moltre roulotte ristorante che offrono una cucina deliziosa ed economica: dal tipico tahitiano poisson cru (pesce crudo marinato e condito con latte di cocco), alle crepes dolci e salate, dai noodles alla carte alla griglia con patatine fritte, fino all’immancabile pizza. Su questi spartani tavolini vista mare si cena con 10 euro. Per pranzo, invece, niente di meglio di un giro al mercato coperto. I banchi di frutta, verdura, pesce, fiori e bottigliette di olio monoi sono un trionfo di colori e di sorrisi dei venditori, mentre intorno si aprono le vetrine di ristorantini dove consumare piatti locali per pochi euro.

Se si sceglie di soggiornare a Papeete, le occasioni per dormire spendendo poco sono varie, la scelta migliore è forse quella della petit pension Fare Suisse, una casa a dieci minuti a piedi dal centro immersa in un giardino tropicale e gestita da un simpatico ragazzo svizzero che accoglie gli ospiti in appartamenti e stanze decorate con gusto e materiali naturali.

Il segreto più prezioso di Tahiti, però, si trova percorrendo la litoranea verso sud e Tahiti Iti (la piccola Tahiti), quasi una seconda isola collegata alla grande Tahiti Nui dall’istmo di Taravao.