L’alpinismo apre le strade alla tecnologia per farsi più sicuro.

La tecnologia approda infatti in alta montagna e stringe la mano alla medicina: da ieri, 13 settembre, è  partito infatti da tre rifugi alpini (Città di Mantova, Gnifetti e Quintino Sella) sulle pendici del Monte Rosa, la fase sperimentale il progetto “e-refuge”.

Il progetto ha l’obiettivo di dotare i tre rifugi alpini della Valle d’Aosta di un sistema di trasmissione dati e immagini.

Aiutandosi con un kit tecnologico-sanitario standardizzato per la misurazione della pressione arteriosa: un elettrocardiografo, un saturimetro, un sistema si rilevazione glicemia, l’alpinista infortunato o chi lo assiste, potrà trasmettere in tempo reale i parametri raccolti in caso di malore o incidente, ed effettuare un tele-consulto.

Il direttore generale dell’Usl, Stefania Riccardi  ha spiegato l’appoggio alla sperimentazione, come un passo nel tentativo di ridurre le spese e di  evitare interventi inutili, come l’utilizzo dell’elisoccorso, potendo contare su un teleconsulto preventivo.

Basta ricordare le cifre che ogni anno propongono i telegiornali sugli incidenti che caratterizzano le vacanze in montagna per capire lo sforzo economico che interessa le diverse regioni.

Un concetto condiviso anche dal collega Albert Lanièce, assessore regionale alla Sanità, che ha sottolineato a sua volta la grande utilità del progetto per un territorio speciale come quello valdostano.