Le montagne e le valli del Trentino sono fra i territori più giovani d’Italia: non per la loro storia geologica, ma perché non sono passati neanche cento anni da quando la provincia di Trento, insieme a quella di Bolzano, è entrata a far parte dell’allora regno italiano.
Eppure i trentini, a differenza dei loro vicini altoatesini, si sono da sempre sentiti italiani: i loro dialetti sono più simili al veneto che al tedesco e sulle tavole, accanto a speck e canederli d’influenza tirolese, si trovano prodotti tipici italiani come il vino, l’olio del Garda e i formaggi. La produzione di questi ultimi in particolare è stata perfezionata a partire dal 1925, quando Michele Marchesi di Rumo, sposato con una ragazza mantovana, riportò in Trentino le competenze casearie acquisite nella città di Mirandola: da allora la produzione si è estesa a oltre quindici caseifici sociali sparsi nelle valli lungo l’Adige. Il loro prodotto, realizzato esclusivamente con il latte degli allevamenti di montagna, è stagionato un minimo di 18 mesi, ed è riunito sotto il marchio Grana Padano DOP tipologia Trentingrana che fa parte del Consorzio Tutela Grana Padano.

Il primo caseificio produttore di Trentingrana  fu quindi quello di Cloz, in alta Val di Non, oggi non più in attività: sono molti i casari che nella zona ne hanno seguito le orme. Ma anche a Trento, città del Castello del Buonconsiglio che ha ospitato i vescovi durante il concilio tridentino come il processo al patriota irredentista italiano Cesare Battisti, è possibile godere del sapore unico del Grana Padano di montagna: sono molte le botteghe che lo propongono come specialità tipica, accanto alla Mortandela, presidio Slow Food, e alla farina gialla di Storo macinata a pietra. Anche le frequentatissime manifestazioni gastronomiche, come l’Autunno Trentino o i Mercatini di Natale che ogni anno profumano di vin brulè il centro città, sono l’occasione giusta per un assaggio.

Da Trento, la ferrovia a scartamento ridotto Trento-Malè-Marilleva arriva nel cuore del Val di Sole: in poco più di un’ora e mezza si attraversano i vigneti e il torrente Noce, si costeggia il lago di Santa Giustina e si arriva ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Qui in primavera ed estate, al di sotto del ghiacciaio Presena, è possibile osservare le mandrie al pascolo, nelle vicinanze delle malghe ancora abitate e usate per la produzione di formaggi freschi.

Oltre il lago di Santa Giustina inizia l’ampia Val di Non, ricca di flora, fauna e storia. Il Santuario di San Romedio, arrampicato su una rupe calcarea, era in passato noto per ospitare gli orsi: secondo la leggenda, l’eremita Romedio di Thaur ne avrebbe addomesticato uno per cavalcarlo fino alla città di Trento. La valle prosegue allungandosi fra i meleti e i caseifici che per primi imitarono con successo il Grana Padano di montagna di Michele Marchesi; ma anche attraversando l’Adige, e sbucando quindi in Val di Fiemme, si possono trovare tutti i sapori del latte d’alta quota.
I boschi che circondano i centri abitati sono da sempre la maggiore risorsa della Val di Fiemme: gli abeti rossi sono stati per secoli amministrati dalla Magnifica Comunità di Fiemme, e hanno dato vita a strumenti musicali di altissima qualità, come i violini realizzati da Antonio Stradivari.

Proseguendo oltre il paese di Predazzo è necessario però prepararsi a un cambiamento: in Val di Fassa si parla ladino, e vista la vicinanza con l’Alto Adige non sono rari i cartelli trilingui. Qui i turisti arrivano per sciare sul leggendario percorso del Sellaronda, ma anche per assaggiare il tipico Puzzone di Moena, specialità dei caseifici sociali alla pari dei formaggi freschi del Trentingrana.

Tornando a Predazzo si può deviare verso sud: si attraversa allora la Valle di Primiero, all’ombra delle dolomiti del Lagorai, delle Vette Feltrine e delle Pale di San Martino. Poco al di sopra dei mille metri di altitudine, le malghe locali proseguono nella tradizione di allevare capre e vacche, ma non rinunciano ad aprire ristoranti per accontentare i turisti affamati dalle escursioni e dall’aria pura.

Raggiunta la Valsugana si ricomincia il cammino verso Trento, lungo l’antica via Claudia Augusta, con la ferrovia o persino usando la ciclovia che corre lungo il fiume Brenta. D’obbligo almeno una sosta a Levico, per godere delle sue acque termali, e alle coltivazioni di Sant’Orsola, che con i suoi piccoli frutti di montagna rifornisce di dolcezza l’Italia intera.

La Vallagarina è infine la via principale per tornare verso la penisola. Passate da Rovereto e dal Mart, rinomato museo di arte moderna e contemporanea; ad Avio fermatevi per visitare il medievale castello di Sabbionara, arrampicato sul monte Vignola, e proseguite poi sul Monte Baldo, per catturare in pochi sguardi il Lago di Garda e l’ultima valle di montagna che conta fra i suoi prodotti di punta il Trentigrana.