Viaggiare low cost non solo nel tragitto da compiere per giungere nelle mete di vacanza, ma anche nell’alloggio.

Una nuova formula che viene dagli Stati Uniti e che ha permesso a molti vacanze altrimenti troppo costose.

Tutto ha avuto il principio dall’idea di due Newyorkesi, Brian Chesky e Joe Gebbia, che hanno cominciato a diffondere la notizia della possibilità di alloggiare nel loro appartamento di Manhattan abbattendo i costi degli hotel.

Un fenomeno che manco a dirlo a preso piede e sta contagiando viaggiatori su viaggiatori, allettati dalla possibilità di spendere fino al 60% in meno rispetto a quello che si spenderebbe nelle strutture ricettive.

Il fenomeno si chiama Airbnb e ha raggiunto oltre 100 mila annunci tra cui ville di lusso, case sugli alberi e intere isole alle Fiji.

E, secondo la società, aiuta ogni giorno 10 mila persone a trovare una sistemazione.

Facciamo un esempio:  prenotare una camera doppia per una notte a Soho, uno dei quartieri più cool di New York, è possibile per 90 dollari, meno di quanto si spenderebbe in molti hotel.

L’appartamento è condiviso con chi ha pubblicato l’annuncio ma, a differenza di un hotel, si può utilizzare la cucina oppure, se disponibile, il giardino.

Airbnb ovviamente vuole la sua parte e occorre aggiungere circa il 10% al prezzo offerto da chi pubblica l’annuncio.

Il servizio offerto dalla società californiana si è diffuso in tutto il mondo e, anche grazie a 112 milioni di investimenti raccolti recentemente, l’azienda è valutata oltre 1 miliardo di dollari.