Se molti conoscono la celeberrima espressione“Noi siamo quello che mangiamo” del filosofo Ludwig Feuerbach e, se discutibile appare il pensiero filosofico che la origina, quello che ne rimane è uno stretto legame tra uomini e cibo, cultura e cucina.

Ciò che noi oggi siamo soliti trovare sulle nostre tavole è spesso frutto di una storia antica, evolutasi nel tempo che ha permesso di costruire prodotti di eccellenza conosciuti, non solo sul nostro territorio, ma in tutto il mondo, portando così ad identificare l’Italia come la culla della gastronomia.

Un binomio, quello tra cultura e cucina di grande interesse per tutti i visitatori. Infatti, se spesso ciò che attrae il pubblico nelle regioni del nord Italia, sono le grandi città, da Milano capitale della moda a Torino, nota per il suo imponente Museo del Cinema o Venezia che, con il suo carnevale e i suoi scenari da film, ha conquistato il mondo interno; non manca chi incuriosito da una esplorazione più profonda del territorio, si addentra tra le province, scoprendo piccoli borghi e meraviglie poco note sia culturali, sia culinarie.

Tra Ostana, nella provincia di Cuneo, San Benedetto Po in quella di Mantova, eletti tra i borghi più belli d’Italia, si va alla scoperta di una terra, la pianura padana, che nel tempo ha dato i natali a produzioni di grande qualità e avanguardia.

Un tempo palude e foresta poco abitata, divenne poi, grazie a importanti opere di bonifica effettuate dai monaci Cistercensi e Benedettini, e grazie al Po e ai suo numerosissimi affluenti che la irrigano, terreno fertile e ideale per l’agricoltura e l’allevamento.

Questo importantissimo cambiamento territoriale ha favorito nel corso dei secoli lo sviluppo di un’economia che ha saputo trarre la propria fortuna dalle attività legate al settore agroalimentare. Qui, molto più che altrove, le strade di campagna collegano vecchi borghi perdendosi tra immensi terreni di produzione di grano, mais, riso e altre sementi, destinate in parte al sostentamento degli allevamenti e pascoli, ma molto diffusi sono anche i grandi centri di lavorazione delle carni.

Una delle eccellenze di questa terra, da Piacenza a Padova, da Pavia a Vicenza, da Cuneo a Brescia è infatti tutta la produzione di insaccati.

La Coppa piacentina DOP, il Salame di Varzi DOP, il Crudo di Cuneo DOP, la Pancetta Piacentina DOP e la Sopressa Vicentina DOP, spesso gustati purissimi accanto ad un buon bicchiere di vino, raccontano zone territoriali che hanno saputo trasformare le proprie peculiarità ambientali, sociali e storiche in una differenziazione di tutta rilevanza a livello gastronomico.

L’abbondante produzione di latte che da sempre ha caratterizzato questi territori ha permesso poi di sviluppare eccellenze anche nel settore caseario, piccole produzioni hanno creato numerosissime varietà di formaggio, espressione anch’esse di mutamenti storici e territoriali.

Dai territori lombardi con la produzione del noto Gorgonzola DOP, al Castelmagno piemontese DOP, dall’Asiago DOP al Montasio DOP, entrambe eccellenze venete, fino alle montagne della provincia di Cuneo dove, tra bellissimi borghi come Garessio, cittadina decorata al valor militare per la Liberazione, arriva il Raschera DOP, formaggio vaccino. Uno spazio di tutto rilievo è, però, dedicato alla produzione del Grana Padano DOP.

La storia del Grana Padano DOP percorre il nord della penisola, seguendo lo scorrere del fiume Po, le maggiori zone di produzione sono situate infatti lungo il suo corso, o vicino ai suoi affluenti. Da sempre importante via di comunicazione e fonte di fertilità per tutti i terreni circostanti, questo fiume è stato determinante per la ricchezza di questa terra e per le sue produzioni più importanti.

Il Grana Padano DOP è oggi prodotto in una vasta area della pianura padana, dal Piemonte al Veneto, interessa in tutto 32 province, anche se la produzione effettiva è oggi concentrata in 13 di queste: Trento,  Bergamo, Brescia, Vicenza, Verona, Mantova, Padova, Rovigo, Cremona, Piacenza, Lodi, Pavia e Cuneo.

La nascita del consorzio a metà del ’900 e il conferimento della DOP nel 1996 ha contribuito ad accentuare ancor di più la stretta connessione tra prodotto e territorio, in un duplice significato.

L’importanza della filiera produttiva e la circoscrizione dell’area di lavorazione del Grana Padano DOP alle province della pianura padana, ha infatti permesso di creare un forte indotto per tutte le produzioni collaterali: dalla produzione di mangime per gli allevamenti, alla raccolta del latte, dalle attività di produzione di macchinari alle attività di confezionamento e distribuzione.

D’altro canto, grazie alla sua forte connotazione territoriale, e grazie alla sua diffusione a livello mondiale, Il Grana Padano DOP ha saputo raccontare questa terra e il suo patrimonio culturale, portandola ad essere oggi meta di appassionati e gourmet, provenienti anche dall’estero, incuriositi  dalla conoscenza dei luoghi di origine di questo formaggio, creando così un ritorno turistico non solo finalizzato alla visita delle bellezze storiche e artistiche, ma anche degli stabilimenti di lavorazione e produzione.

Un territorio dunque ricco di specialità e produzioni eccellenti, raccontate spesso nelle feste di paese e nelle sagre, come quella del peperone di Carmagnola o quella della nocciola a Canelli, ma anche la Sagra dei Brasedé organizzata nel comune di Borgo Priolo in provincia di Pavia, o la più conosciuta Fiera del Grana Padano dei Prati Stabili a Novembre a Goito, in provincia di Mantova.