Il Museo Egizio di Torino, è considerato dagli esperti, come il più importante museo egizio al mondo, dopo quello del Cairo in Egitto; in Italia è considerato il più importante dopo quello degli Uffizi a Firenze.

Questo museo è nato all’inizio ’800, successivamente alle campagne napoleoniche che si sono svolte proprio Egitto, quando in tutta Europa si sviluppò la moda nel collezzionare le antichità egizie. Basti ricordare che Bernardino Drovetti, ovvero il console generale di Francia di origine piemontese, durante l’occupazione in Egitto, ha collezionato più di 8000 pezzi, fra statue, mummie, sarcofaghi, papiri ed altri oggetti. Sempre nell 800 il re Carlo Felice acquisì questa importante collezione, e diede vita al primo Museo Egizio al mondo.

Questo museo è dedicato solo all’arte egizia, ed al suo interno sono presenti mummie, papiri e tanto altro sulll’arte egiziana; sono presenti più di 30 mila pezzi, che partono dal periodo paleolitico fino all’epoca copta. I reperti più importanti possono considerarsi la tomba di Kha e Merit perfettamente intatta, il tempio rupestre di Ellesija, il Canone Reale, che è anche conosciuto come Papiro di Torino, la Mensa isiaca, che i Savoia ottennero dai Gonzaga nel XVII secolo, la tela dipinta di Gebelein, il Papiro delle miniere d’oro, i rilievi di Djoser, e le statue delle dee Iside e Sekhmet, assime a quella di Ramesse II, che sono state scoperte da Vitaliano Donati, all’interno del tempio della dea Mut a Karnak.

Il museo si trova all’interno del Palazzo dell’Accademia delle Scienze, dove è stata anche ospitata la Galleria Sabauda fino all’aprile del 2012, ed eretto nel XVII secolo, per opera dall’architetto Guarino Guarini. Ogni anno questo museo è visitato da migliai di persone.

Il museo è aperto da martedì alla domenica dalle 8:30 alle 19:30, con un costo di 7,50 euro.

Il museo egizio di Torino, che attualmente è gestito da una Fondazione, si sta rimmondernando per la salvaguardia delle sue collezioni, per un miglioramento delle informazioni, e dei servizi al pubblico, per un il rimodernamento delle esposizioni che sono ormai obsolete, per la ristrutturazione del palazzo.