Devi andarci al più presto: non c’è solo la Fontana di Trevi, l’Italia è strapiena di luoghi portafortuna.
L’Italia è un Paese che vive di storie, simboli e piccoli riti quotidiani. La fortuna, si dice, è cieca, ma le leggende popolari raccontano che esistono luoghi capaci di attirarla, di trattenerla, di regalarne almeno un assaggio a chi è disposto a crederci.
Non importa se si tratti di superstizione o di tradizione: ciò che conta è il fascino di questi gesti antichi, tramandati di generazione in generazione, che trasformano monumenti e angoli nascosti in mete da raggiungere per iniziare l’anno con un pizzico di speranza in più.
Un luogo portafortuna in ogni angolo d’Italia: quanti ne conosci?
A Bergamo, ad esempio, la fortuna passa attraverso un dettaglio che non sfugge ai più curiosi. Sulla cancellata della Cappella Colleoni, splendido gioiello rinascimentale affacciato su Piazza Duomo, spicca uno stemma in ottone che raffigura tre testicoli stilizzati. La tradizione vuole che toccarli porti prosperità, un gesto che affonda le radici nel nome stesso della famiglia Colleoni e che oggi attira visitatori da ogni parte d’Italia. È un rito rapido, quasi furtivo, ma carico di quella leggerezza che accompagna le superstizioni più antiche.
A Torino, invece, la buona sorte si cerca sotto i portici di Piazza Castello, dove un medaglione dedicato a Cristoforo Colombo custodisce un mignolo che sembra indicare la rotta verso la fortuna. Gli studenti lo sfiorano prima degli esami, i passanti lo toccano per scaramanzia, e il dito — consumato e lucido — racconta quanto sia radicata questa abitudine. È stato persino sostituito, tanta era l’usura provocata dalle mani dei torinesi.

Gli angoli portafortuna in Italia – Viaggi.Leonardo.it
Milano non è da meno. Nel cuore della Galleria Vittorio Emanuele II, il mosaico del toro rampante è diventato un’icona popolare. Qui la fortuna si conquista calpestando gli attributi dell’animale con il piede destro e, secondo alcuni, compiendo tre giravolte. Un gesto che ha trasformato un dettaglio decorativo in un magnete per turisti e superstiziosi.
A Treviso, la Fontana delle Tette racconta una storia ancora più sorprendente. Nel XVI secolo, dai seni della scultura sgorgavano vino bianco e rosso durante le feste cittadine. Oggi la copia collocata nel cortile di Palazzo Zignoli continua a essere meta di chi cerca un tocco di fortuna, accarezzando i seni della statua come vuole la tradizione. A Ravenna, l’amore passa attraverso il marmo. Le promesse spose baciano le labbra del cavaliere Guidarello Guidarelli, convinte che quel gesto romantico possa propiziare un’unione felice. A Firenze, invece, la fortuna si trova nel muso lucido del Porcellino, il celebre cinghiale in bronzo del Mercato Nuovo: accarezzarlo o far cadere una moneta nella grata porta prosperità.
Roma custodisce il rito più famoso del mondo: la moneta lanciata nella Fontana di Trevi, rigorosamente di spalle, con la mano destra verso il lato sinistro. Un gesto che ha attraversato decenni di cinema e immaginario collettivo, diventando un simbolo universale di desideri affidati all’acqua. A Napoli, la magia assume toni più intensi. Nel Cimitero delle Fontanelle, tra le ossa delle vittime della peste e del colera, si dice che il teschio di Donna Concetta possa esaudire desideri, soprattutto se “suda” al tocco di chi stringe un cornetto rosso.
In Puglia, il Pumo — bocciolo di terracotta esposto su balconi e mensole — è un talismano di prosperità e protezione. A Catania, infine, l’elefantino di basalto, u’ Liotru, veglia sulla città e la difende dalle eruzioni dell’Etna, regalando buona sorte a chi lo visita. L’Italia è un mosaico di riti e simboli, un viaggio nella superstizione che diventa cultura. E forse, in fondo, la vera fortuna è proprio questa: avere un Paese che sa trasformare ogni angolo in una storia da raccontare.








