Sando a quanto rivelato dagli assistenti di volo, esistono ben due bevande che non andebbero ordinate a bordo.
L’attenzione sulla qualità delle bevande a bordo degli aerei torna al centro del dibattito dopo alcune testimonianze raccolte dalla rivista statunitense Southern Living, che ha intervistato assistenti di volo di diverse compagnie internazionali. Il tema riguarda in particolare caffè e tè, due delle bevande più richieste durante i voli, ma anche tra quelle più discusse dal punto di vista igienico.
Secondo quanto emerso, il problema non riguarda direttamente la preparazione, ma l’origine dell’acqua utilizzata. Le bevande calde vengono infatti preparate con acqua proveniente da serbatoi interni all’aeromobile, che non sempre garantirebbero standard uniformi di pulizia.
Serbatoi e manutenzione: le criticità segnalate dal personale di bordo
Le testimonianze raccolte indicano una criticità legata alla gestione dei sistemi idrici a bordo. L’acqua utilizzata per preparare caffè e tè proviene da serbatoi che, secondo alcuni membri dell’equipaggio, possono presentare odori riconducibili a disinfettanti chimici.

A quali bevande stare attenti in aereo (www.viaggi.leonardo.it)
Un ex assistente di volo con lunga esperienza nel settore ha riferito di aver osservato direttamente le operazioni di manutenzione, segnalando casi in cui le procedure di pulizia non sarebbero state eseguite con regolarità. Nel tempo, inoltre, possono formarsi depositi minerali nelle tubature, che incidono sulla qualità percepita dell’acqua.
Queste osservazioni non rappresentano una condizione uniforme per tutte le compagnie, ma evidenziano una variabilità nella gestione dei sistemi interni, che può riflettersi sul prodotto finale servito ai passeggeri.
I dati dello studio 2026 sulla qualità dell’acqua
Un contributo più strutturato arriva dal “2026 Airline Water Study” condotto dal Center for Food as Medicine and Longevity, che ha analizzato la qualità dell’acqua a bordo di 21 compagnie aeree statunitensi nell’arco di tre anni.
Lo studio ha introdotto un indice di sicurezza dell’acqua su scala da 0 a 5, utile per confrontare le prestazioni delle diverse compagnie. I risultati mostrano differenze significative: compagnie come Delta Air Lines hanno ottenuto il punteggio massimo, mentre Frontier Airlines si è posizionata su valori elevati.
All’estremo opposto, compagnie come Mesa Airlines e American Airlines hanno registrato punteggi più bassi, evidenziando una gestione meno efficace della qualità dell’acqua.
Un dato rilevante riguarda la presenza di batteri coliformi nell’acqua analizzata. Su oltre 35 mila campioni esaminati, circa il 2,66% è risultato positivo. Si tratta di microrganismi generalmente associati a contaminazione di origine fecale e che includono anche patogeni come la Salmonella.
La percentuale non indica una diffusione generalizzata del problema, ma conferma che esistono casi documentati di contaminazione, legati principalmente alla gestione e alla manutenzione dei sistemi idrici.
Le indicazioni operative per i passeggeri
Alla luce delle informazioni raccolte, diversi assistenti di volo suggeriscono di orientarsi verso bevande sigillate o in bottiglia, considerate più affidabili dal punto di vista igienico. La raccomandazione non deriva da un divieto ufficiale, ma da un principio di prudenza basato sull’esperienza diretta del personale.
Il tema riguarda soprattutto la tracciabilità dell’acqua utilizzata, che nel caso delle bevande confezionate è più semplice da verificare rispetto a quella proveniente dai serbatoi interni.
La questione della qualità dell’acqua si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la gestione dei servizi a bordo e la percezione dei passeggeri. Le differenze tra compagnie dimostrano che non esiste uno standard unico, ma una serie di pratiche che possono variare in base alla manutenzione, alla frequenza dei controlli e alle politiche interne.
Per il passeggero, la scelta della bevanda diventa quindi una decisione informata, che tiene conto non solo del comfort, ma anche delle condizioni operative del servizio.








